Barchessa

Trento, 2022
With Vittoria Leonardelli
Images: mmZ


Competition

La vegetazione si è spontaneamente appropriata dei setti murari che compongono l’edificio, fatti di pietre provenienti da costruzioni precedentemente demolite, materiali di recupero tra i quali si riconoscono pietre di fiume, pietre locali lavorate, tufo e mattoni.
La rovina va ad assimilarsi al paesaggio, l’edificio è diventato invisibile, gradualmente riconquistato dagli elementi naturali, nuovi ecosistemi spontanei, e si è trasformato in una topografia artificiale.
La ricostruzione della volumetria originaria della copertura a doppia falda è il primo gesto progettuale, tramite il quale si intende ristabilire la dualità tra gli edifici gemelli delle barchesse, baluardi d’accesso alla tenuta agricola di Palazzo delle Albere. Il nuovo tetto mantiene l’inclinazione originaria delle due falde, presentandosi sul prospetto nord come una copertura tradizionale, e smaterializzandosi invece verso sud, diventando pergola, supporto per la vegetazione.
Approfittando dell’elemento longitudinale del muro di spina, si intende unificare la frammentarietà dell’assetto originario del complesso tramite il sistema di circolazione: un generoso passaggio si muove fluidamente da un lato all’altro del muro, andando a definire affacci differenziati, verso le aree espositive su un fronte e verso i giardini sull’altro.
Questi due sistemi, la rovina in pietra e muratura, e la leggera struttura metallica del nuovo intervento, funzionano come due organismi in simbiosi, in cui uno dipende strutturalmente dall’altro e viceversa.